Il Ritratto del conte Edmond Belamy è stato creato per la prima volta da un algoritmo addestrato sulle opere prodotte tra il XIV e il XX secolo. Il valore stimato del quadro si aggira tra i 7mila e i 10mila dollari

Per la prima volta, il 23 ottobre, sarà battuta all’asta un’opera d’arte creata dall’intelligenza artificiale. L’evento si terrà da Christie’s a New York per aggiudicarsi Ritratto di Edmond Belamy, quadro che fa parte di un gruppo di 11 ritratti di un’immaginaria famiglia, ideati da tre ragazzi francesi di venticinque anni. Questi ragazzi hanno archiviato in un algoritmo 15mila dipinti realizzati tra il XIV e il XX secolo. Tutto il resto l’ha fatto il computer.

In pratica la stampa su tela, impreziosita da una cornice dorata, ritrae un gentiluomo francese ben in carne con redingote e colletto bianco stile puritano mentre, in basso a destra, troviamo la firma dell’algoritmo che l’ha generata. Il personaggio raffigurato non è mai esistito e la sua immagine è stata creata dalla fantasia di un computer.

Quest’opera, nata da un lavoro di ricerca e incontro tra arte e Ai, è frutto dell’intuizione di Obvious,  un collettivo con sede a Parigi, formato da Hugo Caselles-Dupré, Pierre Fautrel e Gauthier Vernier. Questi tre ragazzi hanno utilizzato la tecnologia Gan, che significa “generative adversarial network”, cioè “rete generativa avversaria”.

Sul sito della casa d’asta uno dei tre ragazzi Caselles-Duprè ha dichiarato che l’algoritmo utilizzato è formato da due parti, da un lato c’è il generatore, dall’altro il discriminatore, il sistema è alimentato con un set di dati provenienti da 15mila ritratti dipinti tra il XIV e  il XX secolo. Il generatore crea una nuova immagine in base al set, mentre il discriminatore cerca di individuare la differenza tra l’immagine creata dall’uomo e quella creata dal generatore. L’obiettivo è ingannare il discriminatore facendogli credere che le nuove immagini siano ritratti creati dall’uomo. Così si è riusciti a creare un’ opera d’arte. In pratica partendo da dati preesistenti, l’algoritmo trova la sua strada verso la creatività.

Si è scelti Il nome Belamy in omaggio allo sviluppatore di Gan, Ian Goodfellow, il cui cognome si traduce in francese approssimativamente “bel ami”. L’opera è stata valutata tra i 7mila e i 10mila dollari (6mila-8mila 600 euro). Tutti i guadagni provenienti della vendita saranno utilizzati dal collettivo di artisti per potenziare  l’algoritmo e sperimentare la modellazione in 3D. Un primo altro ritratto della stessa serie, Le Comte de Belamy, è stato venduto al collezionista parigino Nicolas Laugero-Lassere all’inizio di quest’anno per 10mila euro.

L’intelligenza creativa è in continua evoluzione. Prima ha dato prova, di saper comporre versi  imitando i sonetti di Shakespeare, adesso debutta nella più prestigiosa delle case d’asta, nell’olimpo dell’arte finora appannaggio esclusivo degli umani.

A breve sarà messo all’asta il primo quadro dipinto dall’AI

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